San Romano Martire

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LA CHIESA DI CEFALU’ dal quotidiano AVVENIRE del 29 dicembre 2018 p. 17

Marciante ai giovani: progetti per creare lavoro in questa città

Il vescovo annuncia l'impegno della diocesi siciliana. Pronti «a mettere  a disposizione beni e patrimoni non utilizzati». L'iniziativa maturata nel Laboratorio della Speranza, alla luce del recente Sinodo dei giovani

di FRANCO MOGAVERO Cefalù

(Restiamo a disposizione per l’immediata rimozione se la presenza dell'articolo sul nostro sito non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto).

Dopo due incontri con tutti i sindaci della diocesi di Cefalù per frenare l'esodo dei giovani dai Comuni delle Madonie e studiare le emergenze del territorio, la «sfida» del vescovo di Cefalù, Giuseppe Marciante per arrestarne la desertificazione prosegue. Stavolta lo fa davanti ai giovani della sua Chiesa. Li ha voluti incontrare alla vigilia del Natale nell'ex convento di San Domenico, a due passi dalla Cattedrale. Li ha invitati con una lettera per «leggere la storia che viviamo, e ferite del territorio; per far camminare le coscienze di tutti sulla via della responsabilità personale e collettiva».

In tanti hanno risposto all' appello.

Il vescovo, che è anche delegato per la pastorale sociale e del lavoro all'interno della Conferenza episcopale siciliana, si è dichiarato pronto a sostenere progetti che «diano avvio ad attività lavorative e imprenditoriali a partire dalle risorse naturalistiche e culturali del territorio». Monsignor Marciante così incoraggia concretamente i giovani a restare, a calpestare ogni forma di rassegnazione: «La Chiesa di  Cefalù è disposta a fare la propria parte, mettendo a disposizione beni e patrimoni non utilizzati per la  pastorale; attivandosi nel creare percorsi formativi legati a progetti di imprenditoria». Si pensa anche agli immobili delle parrocchie, degli istituti religiosi che chiudono, ai beni attualmente appartenenti ai Comuni e confiscati alla mafia. Il vescovo ha presentato un progetto già elaborato da qualche mese, il Laboratorio della Speranza, «un ambiente comunitario costituito da giovani che “in rete" mettano

insieme idee, progetti e competenze per creare lavoro». Il presule ricorda quanto definito dal Documento finale del Sinodo dei giovani 2018. «Si raccomanda alle Chiese locali — ricorda —  di favorire e accompagnare l'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro anche attraverso il sostegno di iniziative di imprenditoria giovanile». Per questo con il Laboratorio della Speranza si vuole procedere anche «all' affidamento di immobili della diocesi a cooperative di giovani, imprese sociali costituite anche in forme diverse dalle cooperative, all'istituzione di fondazioni pur di dare speranza e valorizzare le intelligenze, le miniere nascoste di talenti e le bellissime energie presenti tra i giovani». Tutti vogliono restare. Ne hanno dato conferma i numerosi interventi dei giovani. E poi c'è anche chi, come Pina che al momento studia legge a Milano, che dichiara pubblicamente: «Dopo quest'incontro con il mio vescovo, mi sento incoraggiata a ritornare nella mia terra».

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