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“MIO SIGNORE E MIO DIO”

"Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò". Una durezza sorprendente in questo discepolo: non bastano a dargli la fede la testimonianza di tanti fratelli e vedere la loro gioia. Ed è per la preoccupazione della fede che il Signore appare loro. Il buon Pastore non sopporta perdere una sola delle sue pecore (Mt 18,12), lui che aveva detto al Padre: "Coloro che mi hai dato li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto" (Gv 17,12). Ogni sollecitudine e ogni impegno sono poca cosa di fronte al valore di una sola anima... 

"Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!" Beata mano che ha scrutato i segreti del cuore di Cristo! Quali ricchezze non vi avrà trovate? E' riposando su quel cuore che Giovanni ha penetrato i misteri del cielo (Gv 13,25); scrutandolo Tommaso vi scopre grandi tesori: scuola ammirabile che forma tali discepoli! Grazie a lei, il primo ha espresso meraviglie più elevate degli astri sulla divinità, quando dice: "In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio" (Gv 1,1) e l'altro, toccato dalla luce della Verità, ha lanciato quel grido sublime: "Mio Signore e mio Dio!"

 

San Tommaso di Villanova (v. 1487-1555), eremita di Sant'Agostino, poi vescovo 
Omelia per la domenica in Albis

 

 

 

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