testata_1.pngtestata_2.png

EGLI LE CHIAMA PER NOME

Quando Gesù presentava se stesso come il Pastore Buono, si ricollegava ad una lunga tradizione biblica, già familiare ai suoi discepoli ed agli altri ascoltatori. Il Dio d'Israele, infatti, si era manifestato sempre come il Pastore Buono del suo popolo. Egli ne aveva ascoltato il lamento, lo aveva liberato dalla terra di schiavi, «aveva guidato nella sua bontà il popolo da lui salvato» durante il faticoso cammino nel deserto verso la patria promessa... Secolo dopo secolo, il Signore aveva continuato a guidarlo, anzi, a portarlo sulle sue braccia come il pastore porta gli agnelli. Lo aveva ancora portato dopo la punizione dell'esilio, chiamando di nuovo e radunando insieme le pecore disperse per ricondurle nella terra dei padri. 

È per questo motivo che gli antichi credenti si rivolgevano filialmente a Dio, chiamandolo il loro Pastore: «Il Signore è il mio Pastore, non manco di nulla; in erbosi pascoli mi fa riposare; ad acque ristoratrici mi conduce, ricrea l'anima mia; mi guida per giusti sentieri» (Sal 22). Essi sapevano che il Signore era un Pastore buono, paziente, talvolta severo, ma misericordioso sempre verso il suo popolo, anzi, verso tutti gli uomini... E infatti, quando nella pienezza dei tempi venne Gesù, Egli trovò il suo popolo «come un gregge senza pastore» (Mc 6,34) e ne provò una profonda pena. In Lui le profezie si adempivano e finivano i tempi dell'attesa. Con le stesse parole della tradizione biblica, Gesù si è presentato come il Pastore Buono, che conosce le sue pecore, le chiama per nome, e per esse dà la sua vita. E così «si farà un solo gregge, un solo pastore» (Gv 10,16).

Beato Paolo VI, papa dal 1963 al 1978 
Messaggio per la giornata mondiale di preghiera per le vocazioni 1971 (© Libreria Editrice Vaticana)

Joomla templates by a4joomla