ESSERE VERAMENTE UN'IMMAGINE DI DIO

 "Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio". A ciascuno si deve dare il suo: sentenza piena di sapienza celeste e di dottrina. Egli insegna che vi sono due tipi di potere: uno terreno e umano, l'altro celeste e divino; e insegna che da noi si richiede una duplice obbedienza: alle leggi umane e a quelle divine... A Cesare dobbiamo dare la moneta che porta l'immagine e l'iscrizione di lui, a Dio invece ciò su cui è impressa l'immagine e la somiglianza divina: "Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto" (Sal 4,7). 

Noi siamo creati a immagine e somiglianza di Dio (Gen 1,26). Tu, o cristiano, sei uomo: sei dunque moneta del tesoro divino, sei il denaro che porta impressa l'immagine e l'iscrizione del re divino. Con Cristo ti chiedo: "Di chi è questa immagine e l'iscrizione?" Tu dici: "Di Dio." Osservo: "E perché non dài a Dio ciò che è suo?" Se vogliamo essere immagine di Dio, dobbiamo essere simili a Cristo, perché egli è l'immagine della bontà di Dio e "l'impronta della sua sostanza" (Eb 1,3). Dio poi "quelli che da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo" (Rm 8,29). E Cristo ha veramente dato a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio, perché ha osservato alla perfezione le due tavole della legge divina "facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce" (Fil 2,8); e fu adorno nel grado più perfetto di tutte le virtù interne e esterne.

San Lorenzo da Brindisi (1559-1619), Cappuccino, dottore della Chiesa 
Omelia 1 per la ventiduesima domenica dopo Pentecoste, 2-5; Opera omnia, 8, 335

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