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“LA PARABOLA DEI TALENTI”

Uno dei servi disse: "Signore, mi hai dato cinque talenti"; un altro ne indica due. Riconoscono che hanno ricevuto da lui il mezzo per fare il bene; gli testimoniano una grande riconoscenza e gli rendono i loro conti. Cosa risponde il padrone? "Bene, servo buono e fedele (poiché è proprio della bontà vedere il prossimo); sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone". Gesù designa così una beatitudine completa.

 

Quanto a colui che aveva ricevuto un talento, è andato a sotterrarlo. "Il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti". Vedi, non è solo il ladro, l'uomo che cerca sempre d'arricchirsi, chi fa il male, che è punito alla fine; è anche colui che non fa il bene... Cosa sono questi talenti, infatti? E' la potenza di ognuno, l'autorità di cui ci si rallegra, la fortuna che si possiede, l'insegnamento che si può dare e ogni altra cosa di questo genere. Nessuno venga a dire: non ho che un talento, non posso farci niente. Poiché puoi, anche con un solo talento, agire in modo lodevole.   

 

San Giovanni Crisostomo (ca 345-407), sacerdote ad Antiochia
poi vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa 
Omelie sul vangelo di Matteo, n. 78, 2-3

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