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Quando il popolo d'Israele fu condotto in catene dai pagani e mandato in schiavitù fra i Persi e i Medi, dopo una lunga prigionia, il buon re Ciro si risolse a tirarli fuori da questa schiavitù e a ricondurli nella Terra Promessa. Con una poesia divinamente ispirata, il profeta Isaia intonò queste belle parole: "Popolo d'Israele, consòlati, consòlati, dice il Signore nostro Dio; la tua consolazione non sarà né vana, né inutile. Parlate al cuore di Gerusalemme; perché la sua malizia è giunta al colmo.

 

E perché la sua iniquità è giunta al culmine, essa le sarà perdonata". E per questo, diceva il grande profeta al popolo d'Israele, "preparate le vostre strade, appianate i vostri sentieri" (cfr. Is 40,1s).

Perché Dio dice che perdonerà al popolo d'Israele le sue iniquità dal momento che ha raggiunto il culmine della malizia? I padri insegnano che queste parole possono essere intese come se Dio dicesse: "Quando hanno raggiunto il culmine delle afflizioni e sentono pesantemente il fardello delle loro iniquità in questa schiavitù e in queste catene, dopo averli puniti per la loro malvagità, li ho guardati e ho avuto compassione di loro. Giunti al più brutto dei loro giorni, mi sono accontentato della sofferenza che avevano patito; e per questo ora le loro iniquità saranno loro perdonate... Quando avranno raggiunto il culmine della loro ingratitudine, quando sembra che non abbiano nessun ricordo né memoria di Dio e dei suoi benefici, la loro iniquità sarà loro perdonata"... Quando la provvidenza di Dio ha voluto mostrare agli uomini la sua bontà, è stata cosa mirabile, perché egli non ha voluto che alcun motivo lo costringesse a farlo. Senza essere costretto da nessuna causa che la sua bontà, egli si è comunicato a loro in modo proprio meraviglioso.

Quando è venuto in questo mondo, era il tempo in cui gli uomini avevano raggiunto il culmine della malizia; quando le leggi erano fra le mani di Anna e Caifa, quando Erode regnava e Ponzio Pilato presiedeva in Giudea, fu questo il tempo in cui Dio venne nel mondo per riscattarci e liberarci dalla tirannide del peccato e dalla schiavitù del nostro nemico.

San Francesco di Sales (1567-1622), vescovo di Ginevra, dottore della Chiesa
Discorso per la quarta domenica di Avvento

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