San Romano Martire

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Settimana 5/2019 - Domenica 3 Febbraio 2019
        

 La Goccia

 IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO  C) 

 Lc 4,21-30
 Gesù come Elia ed Eliseo è mandato non per i soli Giudei.

 

 

 

Un medico è venuto in mezzo a noi per restituirci la salute: nostro Signor Gesù Cristo. Ha trovato la cecità nel nostro cuore e ha promesso la luce e cose “che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo” (1Cor 2,9). L'umiltà di Gesù Cristo è il rimedio al tuo orgoglio. Non ti burlare di chi ti darà la guarigione; sii umile, tu per il quale Dio si è fatto umile. Infatti, egli sapeva che il rimedio dell'umiltà ti avrebbe guarito, lui che conosce bene la tua malattia e sa come guarirla. Quando non potevi correre dal medico, il medico in persona è venuto da te... Egli viene, vuole soccorrerti, sa ciò che ti serve. Dio è venuto con l'umiltà perché l'uomo possa giustamente imitarlo; se fosse rimasto sopra di te, come avresti potuto imitarlo? E, senza imitarlo, come potrai essere guarito? E' venuto con l'umiltà, poiché conosceva la natura della medicina che doveva somministrarti: un po' amara, certamente, ma salutare. E tu continui a burlarti di lui, che ti tende la coppa, e gli dici: “Ma che genere di Dio sei, mio Dio? E' nato, ha sofferto, è stato coperto di sputi, coronato di spine, inchiodato sulla croce!” Anima disgraziata! Vedi l'umiltà del medico e non vedi il cancro del tuo orgoglio, ecco perché non ti piace l'umiltà... Accade spesso che i malati mentali finiscano per bastonare i loro medici. In questo caso, il medico misericordioso non solo non si arrabbia contro colui che l'ha colpito, ma cerca di curarlo... Il nostro medico, lui, non ha paura di essere ucciso dai malati presi da follia: ha fatto della sua morte un rimedio per loro. Infatti è morto e risuscitato.

Sant'Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Discorso Delbeau 61, 14-18

Da Febbraio a Luglio
Carissimi parrocchiani, riprendiamo insieme la pratica dei primi 5 sabati del mese.
Sr. Lucia di Fatima nelle sue memorie racconta: "Il 10 dicembre 1925 mi apparve in
camera la Vergine Santissima. La Madonna reggeva un Cuore circondato di spine:
“Guarda, figlia mia, il mio Cuore circondato di spine che gli uomini ingrati infliggono
continuamente con bestemmie e ingratitudini.
Consolami almeno tu e fa sapere questo: a
tutti coloro che per cinque mesi, al primo sabato, si confesseranno, riceveranno la santa
Comunione, reciteranno il Rosario, e mi faranno compagnia per quindici minuti
meditando i Misteri, con l'intenzione di offrirmi riparazioni, prometto di assisterli nell'ora
della morte con tutte le grazie necessarie alla salvezza".
Mediteremo per un quarto d’ora un mistero della vita di Gesù con la guida della Vergine
Maria. Reciteremo il Santo Rosario, offriremo la Confessione e la comunione in riparazione
delle offese al Cuore Immacolato di Maria.
Vi aspettiamo sabato 2 Febbraio ore 17.30 in parrocchia
Durante la pratica dei primi cinque sabati del mese sarà disponibile un
confessore.
Riparare è amare!

Le suore Oblate di Maria Vergine di Fatima 

            «Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa» (Is 43,19). L’annuncio di Isaia al popolo testimonia una speranza affidabile nel domani di ogni donna e ogni uomo, che ha radici di certezza nel presente, in quello che possiamo riconoscere dell’opera sorgiva di Dio, in ciascun essere umano e in ciascuna famiglia. È vita, è futuro nella famiglia! L’esistenza è il dono più prezioso fatto all’uomo, attraverso il quale siamo chiamati a partecipare al soffio vitale di Dio nel figlio suo Gesù. Questa è l’eredità, il germoglio, che possiamo lasciare alle nuove generazioni: «facciano del bene, si arricchiscano di opere buone, siano pronti a dare e a condividere: così si metteranno da parte un buon capitale per il futuro, per acquistarsi la vita vera» (1Tim 6, 18-19).

 

Vita che “ringiovanisce”

            Gli anziani, che arricchiscono questo nostro Paese, sono la memoria del popolo. Dalla singola cellula all’intera composizione fisica del corpo, dai pensieri, dalle emozioni e dalle relazioni alla vita spirituale, non vi è dimensione dell’esistenza che non si trasformi nel tempo, “ringiovanendosi” anche nella maturità e nell’anzianità, quando non si spegne l’entusiasmo di essere in questo mondo. Accogliere, servire, promuovere la vita umana e custodire la sua dimora che è la terra significa scegliere di rinnovarsi e rinnovare, di lavorare per il bene comune guardando in avanti. Proprio lo sguardo saggio e ricco di esperienza degli anziani consentirà di rialzarsi dai terremoti - geologici e dell’anima - che il nostro Paese attraversa.

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